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Chaos

2005-2008
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«Dunque, per primo fu Chaos», scrive Esiodo nella Teogonia. Per un Greco dell’VIII secolo a.C., chaos ha il significato di abisso: di voragine che si spalanca dalla superficie verso le profondità dell’Origine. Una immagine, si potrebbe pensare, simile a quella offerta dal cratere di ogni vulcano, che orrendamente si apre dalla superficie della Terra fino alle sue viscere. Però, nel racconto di Esiodo, la Terra, «Gaia dall’ampio petto», non esiste ancora, verrà solo in un secondo momento: il chaos si apre verso se stesso, si spalanca come un assoluto. È un’idea più vicina a quanto la scienza moderna definisce un ‘buco nero’: un aggrumarsi di massa così denso da risucchiare entro di sé non soltanto la materia, ma persino la luce.

La prima funzione del chaos è, appunto come un buco nero, quella di fagocitare, di risucchiare. La voragine implica una caduta, un moto verticale, dall’alto in basso, verso un punto d’arrivo infinitamente lontano. Nove notti e nove giorni, precisa il poeta, servirebbe a una incudine di bronzo per raggiungere dalla Terra il Tartaro oscuro, tanti quanti ce ne vorrebbero per cadere dal Cielo alla Terra. Tuttavia, per Esiodo questa infinita distanza non si svolge soltanto in senso verticale, ma pure in orizzontale: il Tartaro è all’occidente, laddove il cielo e l’oceano si fondono all’orizzonte, laddove le tenebre inghiottono il sole: «Là della terra nera e del Tartaro oscuro, del mare infecondo e del cielo stellato, di seguito, di tutti vi sono le scaturigini e i confini, luoghi penosi ed oscuri che anche gli dèi hanno in odio, voragine enorme».

Il chaos, il vuoto primordiale, è in primo luogo assenza: è voragine, cioè assenza di materia e di forma, ma è anche oscurità, cioè assenza di luce. Di più, dice Esiodo, «da Chaos nacquero Erebo e la nera Notte», due figure di tenebre. Erebo è, con precisione, personificazione dell’oscurità degli Inferi; Notte, invece, è la parte del giorno priva della luce del sole. Notte partorirà, continua il racconto, Moros, la nera Ker, Morte, Sonno e la stirpe dei Sogni, Biasimo e Sventura dolorosa, le Esperidi, le Moire e le Kere «spietate nel dare le pene», ed ancora Vendetta, «sciagura degli uomini mortali», e «Inganno e Amore e Vecchiaia rovinosa, e Contesa dal cuore violento». A sua volta, Contesa genererà «Pena dolente, Oblio e Fame, e Dolori, che fanno piangere, Lotte e Battaglie, e Delitti e Omicidi, Discordia e Inganni, e Discorsi e Ambigui Discorsi, Anarchia e Sciagura, che vanno congiunte tra loro». L’intera genealogia del male, insomma, discende da Chaos.

E tuttavia, da Erebo e Notte «congiunti in amore» nacquero anche Etere e Giorno: i loro rispettivi, complementari opposti. Etere è la personificazione di quella parte del cielo che irraggia, la porzione più alta, più pura dell’atmosfera; il verbo da cui deriva, aitho, bruciare, contiene la nozione di luce, splendore. Aristofane userà il termine etere come equivalente di sole. Giorno è la figura opposta alla Notte.

Dunque il chaos di Esiodo, simbolo dell’oscurità primordiale, è capace di generare i suoi opposti. Anche in quanto figura del vuoto saprà rovesciarsi in simbolo di pienezza, di traboccamento. Come nelle bocche di un vulcano la Terra sprofonda, così dalle stesse voragini il magma fuoriesce. Ed è da questo traboccamento che si forma la Terra. Questo rovesciamento del chaos, da figura del vuoto a simbolo di traboccamento, non si realizza nella Teogonia; però Esiodo, dopo Chaos e Gaia, introduce un terzo principio originario: Eros. A differenza degli altri, questi non genera alcuna discendenza propria; piuttosto, è figura dell’impulso a generare, dell’alito, dello sputo, del soffio divino, ricorrenti in altre cosmogonie. L’azione di Eros comporta fondamentalmente un’uscita da sé. Eros è dunque l’agente, l’anello che consente il rovesciamento del chaos da figura del vuoto primordiale a simbolo del traboccamento. Ora dunque dalla voragine del chaos può traboccare la Luce. Ora, per la forza di Eros, l’assoluto potere fagocitante del buco nero può invertire il suo segno, rivoltarsi nell’esplosione dell’originario Big Bang.